Storia - CRC Anspi Manesseno

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Storia

50° anniversario

Il C.R.C. Manesseno è stato fondato nel 1965, fortemente voluto dal parroco don Angelo Ivaldi per promuovere e coordinare le attività intese alla miglior utilizzazione del tempo libero nell’ambito della Parrocchia. La costruzione della nuova Chiesa Succursale, auspicata tra gli altri dal caro don Carlo Poggi, aveva lo scopo di accogliere famiglie e ragazzi residenti nella parte bassa del paese, in costante sviluppo negli anni del boom economico.
Don Angelo, coadiuvato dallo scatenato don Mario Sodini, coinvolse ben presto tantissimi giovani con una miriade di iniziative ; ricordiamo le tante feste a tema, vari tornei sportivi e non, le gite escursionistiche, sciistiche e culturali, il ritrovo quotidiano nel bar e salone parrocchiale, le partite oratoriali nel campetto.
Una citazione speciale va alle otto edizioni del Festival della Canzone che vanta ospiti famosi quali Fausto Leali, Anna Identici, Le Orme e il torneo di calcio don Giacomo Schiaffino (con partecipazione di calciatori professionisti).
Nelle fasi successive sotto la guida dei parroci don Giuseppe Ivaldi, don Francesco Tomè e don Giorgio Rivarola l’interesse venne focalizzato maggiormente sulla vita associativa con attività rivolte ai soci quali teatro, concerti, cineforum, tornei sportivi e manifestazioni di beneficenza quali il Torneo Vecchie Glorie.
Nel 1987 l’affiliazione all’ANSPI, oltre a rafforzare le tutele civilistiche per operare a pieno titolo in base alle mutate condizioni legislative, accentuò quale scopo dell’associazione l’essere a servizio dei giovani e delle famiglie con il fattivo contributo volontario degli stessi e in accordo con il piano pastorale parrocchiale.
Nel corso degli anni le iniziative proposte cambiavano in base alla capacità, fantasia e volontà di quanti si sono prodigati per creare un luogo di incontro e di crescita umana e sociale. Importante pure il rapporto sempre più ampio con altri circoli e associazioni del territorio e la partecipazione attiva alla Pro Loco di Sant’Olcese.
Maggiori dettagli e informazioni sono contenuti nel libro della storia del C.R.C. redatto in occasione dei festeggiamenti per il 50° anno di fondazione.
Invitiamo chi ha partecipato alla vita del nostro circolo e quanti siano comunque interessati a richiederne una copia, disponibile presso la segreteria.

Dicono che sbagliando s’impara, allora lasciatemi sbagliare.
                                                                                   (Jim Morrison)

 
QUANDO LI’ C’ERA UNA RADURA COLTIVATA
 
Le origini del Circolo
 
 
“Tutti i tempi vegnan, basta aspetali…” recita un antico proverbio genovese. Da ragazzo sentivo sovente gli adulti discutere del loro passato, della loro gioventù, della vita che facevano, dei loro divertimenti, della guerra, della fame, delle lunghe giornate di fatiche e stenti per procurarsi il cibo e pensavo: “ma questi non hanno altro da raccontarsi?”.
 
Da ragazzo appunto di ricordi ne avevo pochi e poco li consideravo perché come tutti i ragazzi si è portati a pensare più al domani che verrà, sperandolo sempre più ricco di spensieratezza tendente ad un certo lieto e divertente benessere.
 
Ora che gli anni confinano con i 70, da parecchio tempo sono passato ai ricordi, un po’ come dicevo inizialmente, rivolgendomi ai miei amici o ripercorrendo in momenti di solitudine episodi ed immagini vissute.
 
Negli anni sessanta avendo visto nascere, dalla radura erbosa e coltivata, la Chiesa nuova di Manesseno con annessi i locali parrocchiali presso cui verrà costituito successivamente il Circolo Ricreativo Cattolico, moltissimi ricordi della mia giovinezza sono legati a quegli ambienti.
 
Da Arvigo ogni giorno a piedi o in bicicletta mi recavo al campetto di calcio, nostro pane quotidiano, per farvi le solite sudate con partite che a volte duravano interi pomeriggi. Ancora prima ci eravamo adoperati per rendere agibile il campo spianando a mano il materiale drenante che veniva scaricato dai camion sul fondo. Già allora c’era chi lavorava come un uomo e chi si stancava rapidamente e dopo mezza carriola riempita impartiva ordini alla marmaglia, ahimè piuttosto scarsa come numero. Naturalmente finito il lavoro la marmaglia si decuplicava tanto che per giocare a calcio si facevano spesso i turni.
 
La sera, col buio, l’illuminazione del campo era effettuata tramite un unico faro rotante manualmente che era posto sul terrazzo vicino alla campana; il tecnico delle luci (che era uno di noi) seguiva col fascio luminoso il percorso del pallone, lasciando il buio tutto il resto del campo.
 
                                            
 
Adiacente alla Chiesa Nuova, fortemente voluta da Don Carlo Poggi per agevolare la partecipazione alle funzioni religiose della popolazione di Manesseno cresciuta fortemente in quegli anni nella parte bassa del paese, nascevano i muri del futuro C.R.C. (muri e pavimento restarono grezzi per un paio d’anni circa). In questi locali riscaldati da una stufa a legna, c’erano due calciobalilla ed un ping-pong molto sfruttati dai ragazzi nelle giornate piovose.
 
Sempre qui iniziò a Manesseno a formarsi il primo gruppo di Azione Cattolica grazie anche alla collaborazione di alcuni laici poco più che ventenni provenienti da Teglia; con loro ci si riuniva per momenti di animazione e formazione (tra questi giovani ricordo Mino Ravaschio che diverrà sacerdote e poi rettore alla Guardia per diversi anni).
 
Arriviamo quindi al 1965, i locali sono completati nei lavori e proprio in quell’anno viene costituito il Circolo Ricreativo Cattolico con tanto di statuto, consiglio direttivo e tesseramento annuale.
 
Tantissimi ragazzi e ragazze sono “transitati” dal C.R.C., chi per la compagnia, chi  per il pallone, chi per l’ambiente. Ricordo alcuni amici che non ci sono più: Pino Bordo, Vincenzino Madonia, Carlo Barbero, Sandro Foti.
 
Sono passati cinquant’anni, abito sempre ad Arvigo ma mi sono comperato l’automobile. Quotidianamente transito davanti al campetto di calcio dove  vedo quasi sempre bambini e ragazzi che giocano. E’ passato molto tempo, molte cose sono cambiate nel nostro paese. Abbiamo tutti i capelli grigi e io manco quelli. Il campetto di calcio è sempre lì dove il tempo sembra si sia fermato.
 
 
                                                   Giulio Clavarezza
 
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